La decarbonizzazione dei processi industriali certificati in Italia richiede un approccio metodologico rigoroso che integri normative nazionali, standard internazionali e tecnologie avanzate per la quantificazione e riduzione delle fughe di gas serra. Questa guida approfondisce, con dettaglio operativo, come implementare una strategia basata sul Tier 2 del quadro metodologico, trasformando le prescrizioni normative in azioni pratiche, misurabili e replicabili nel contesto industriale italiano.
La decarbonizzazione certificata non si limita alla riduzione delle emissioni, ma richiede un sistema integrato di audit, simulazione, recupero e monitoraggio continuo, conforme al Sistema Nazionale di Certificazione Gas Serra (SNCS) e agli standard ISO 14064-3 e ISO 14065.
Il quadro normativo italiano si fonda sul Tier 1, che definisce il ruolo del SNCS come ente di certificazione ufficiale per le emissioni Scope 1 e 2, con conformità obbligatoria ai protocolli ISO 14064 per la quantificazione delle emissioni di carbonio. Le aziende devono certificare i propri bilanci di gas serra attraverso procedure controllate, garantendo tracciabilità e verificabilità. La rendicontazione ESG è sempre più vincolata ai dati certificati, con riferimento al modello GRI e al sistema PAS 2060 per la neutralità carbonica.
- Conformità SNCS
- Il Sistema Nazionale di Certificazione Gas Serra funge da intermediario ufficiale tra impresa e enti normativi, validando audit energetici, calcoli di emissione e sistemi di recupero gas con certificazioni rilasciate secondo ISO 14064-3, che specifica i criteri per la quantificazione, verifica e reporting delle emissioni.
- ISO 14064-3
- Questo protocollo stabilisce le metodologie per la quantificazione delle emissioni di gas serra lungo tutta la catena di valore industriale, con particolare attenzione alle fughe critiche, alle emissioni di processo e alle perdite non intenzionali. La sua applicazione è obbligatoria per le imprese certificate SNCS.
- PAS 2060
- Standard internazionale per la neutralità carbonica, che richiede la certificazione delle emissioni nette attraverso un bilancio completo, incluso il recupero gas e l’ottimizzazione energetica, con audit annuali per mantenere la validità.
Takeaway operativo: L’avvio di un processo certificabile inizia con la mappatura delle emissioni Scope 1 (fonti dirette) e Scope 2 (energia acquistata), calibrando i parametri con strumentazione certificata (analizzatori laser CO₂, flussometri certificati). Un audit energetico avanzato, eseguito da tecnici accreditati, identifica le fughe critiche e quantifica le perdite con precisione Audit energetico certificato SNCS.
| Fase | Strumentazione certificata | Precisione richiesta | Frequenza |
|---|---|---|---|
| Audit energetico avanzato | Analizzatori laser CO₂, flussometri certificati ISO 5167 | 0,1% di accuratezza | Annuale o post-migrazione critica |
| Recupero gas | Sistemi di adsorbimento PSA multistrato | 98,5% di efficienza di separazione | Continua, con manutenzione programmata |
| Monitoraggio fughe | Sensori IoT a bassa leakage (PTFE guarnizioni, TEFC) | Rilevazione microfughe < 1 ppm | In tempo reale con alert automatizzati |
| Calibrazione mensile degli strumenti con gas traccianti certificati | ISO 17025 | Almeno ogni 6 mesi | Prima di ogni audit e post-intervento critico |
| Analisi trend emissioni con software AI predittivo | Algoritmi ML addestrati su dati storici | Ogni mese | Per ottimizzare interventi di manutenzione e recupero |
Insight avanzato: La precisione del 0,1% nella quantificazione delle fughe è fondamentale: anche una perdita di 0,05% di CO₂ in un impianto di calcinazione di 10.000 tonnellate/anno equivale a 5 tonnellate in più da compensare, con impatto diretto sulla certificazione PAS 2060.
La certificazione non è un traguardo, ma un processo dinamico: ogni migrazione rilevata e corretta incrementa la credibilità e il valore aziendale in un contesto ETS UE sempre più stringente.
- Fase 1: Audit energetico avanzato con strumentazione certificata
- Utilizzare dispositivi certificati ISO 17025 e laboratori accreditati per la misura diretta di emissioni puntuali e fugitive. La tecnica prevede la misurazione termica (termografia IR), analisi della concentrazione con analizzatori laser a cavità risonante (CRDS) e monitoraggio continuo su nodi critici (valvole, giunti, serbatoi). Si calcola la perdita media giornaliera per unità e si identifica la posizione più critica.
- Fase 2: Calcolo delle emissioni evitabili mediante simulazione termodinamica
- Si impiega il software Aspen Plus per simulare il processo chimico-fisico, integrando dati di flusso, temperatura e pressione. Il modello calcola la quantità di gas non recuperato in fase di combustione, distillazione o calcinazione, stimando le emissioni evitabili con un margine di errore < 2% grazie a correzioni basate su dati di campo reali.
- Fase 3: Implementazione di sistemi di recupero e riuso del gas
- Si progettano sistemi di adsorbimento pressurizzato (PSA) multistadio con zeoliti (X-type) per la separazione CO₂ da flussi di scarico. L’efficienza di recupero supera il 95% con sistemi a ciclo chiuso, riducendo le fughe residue a < 0,01% di emissione netta. L’integrazione con membrane ETFE/alluminio riduce dispersioni a lungo raggio.
- Fase 4: Monitoraggio continuo con sensori IoT e sistemi di allerta automatica
- Installazione di una rete di sensori IoT certificati CE (es. sensori a semiconduttore a
